
Quando Annibale dell’Onlus Vento di Terra (www.ventoditerra.org) ha raccolto, un anno e passa fa, tutti intorno ad un tavolo e ha proposto di costruire, senza risorse ed in zona di guerra, una scuola per la comunità Jahalil e i suoi ragazzi rimasti senza alcuna struttura scolastica nell’arco di decine di km, credo tutto lo abbiamo guardato con un certo stupore. Per quanto, come Art Kitchen Ethica, proponiamo ogni anno un progetto cooperativo applicato all’arte in zone disastrate del mondo (Chiapas ed Haiti tra i tanti), l’idea di edificare una scuola per una comunità nomade in territori dove l’esercito israeliano lavora senza sosta per insediare nuovi coloni e abbatte perfino gl’alberi, ci è sembrata una proposta folle e una sfida impari. Proprio per questo abbiamo raccolto fondi, lavorato notti su notti, speso energie senza timore e raggiunto la Palestina dopo controlli e fatiche inenarrabili. L’impegno di Diego, Laura, Valerio, Carmine, Luca (architetti ricercatori dell’Università di Pavia) nella stesura di un progetto unico in termini di edilizia sostenibile e praticità di costruzione, uniti all’entusiasmo di Annibale, Serena e Dario di Vento di Terra ha permesso che in dieci notti e dieci giorni la scuola vedesse la luce. Il primo settembre ha accolto le prime cinque classi e proprio di questi tempi siamo in tournee con lo spettacolo “Palestina Viva” (scritto e diretto assieme al mio instancabile compagno di “video” Simone Varano) per raccogliere fondi e raccontare la magia di quest’esperienza. Oggi la scuola è sotto ordine di demolizione ma è diventata un esempio divampante per chi resiste all’occupazione in quelle terre di guerra e sangue. La nostra storia è rimbalzata dalla CNN all’Internazionale, ha trovato il supporto di tanti volontari e ha raccolto, in una scintillante giornata di luce, i rappresentanti delle confessioni ebraiche, mussulmane e cristiane. L’incredibile poi è che, abbraciando la comunità prima della nostra partenza, ci è stato detto che al nostro ritorno, dopo la scuola, ci toccherà costruire la moschea con il suo minareto.