Assalto Pristina

Assalto-Pristina

Tra gli spazi vuoti (pochissimi) lasciati dalle attività del workshop kosovaro, ho sacrificato il tempo che solitamente dedico a fare orgie di consumismo scelto a caso alle porte della città, per dedicarlo a quell’insana attività ch’è l’assalto poesia. Per quanto il mio armadio pieno zeppo di completi di Versace (n’altro litro) resterà deluso, è sempre piacere ed emozione nuova perdermi una sera ed un mattino per le vie (e sopratutto le genti) di Pristina. Ho gettato poesie in arabo, cecoslovacco, francese, italiano, spagnolo, inglese (se dici che sei americano in Kosovo sei praticamente un semidio), così che si tentasse di ragionare sulla necessità di comprensione della diversità, perché quel che si sa non fa più paura (e anzi incuriosisce), perché proprio il giorno delle prime elezioni autonome della regione (per i Serbi in ogni il Kosovo resta Serbia) la città potesse trovare sui muri (oltre che la poster art vomitata a quintali dei politicanti), qualcosa che almeno non chiedeva ma si dava (o almeno io ci provava). Nella sezione dell’assalto poesia trovate qualche immagine sparsa, la neve ed i piedi gelati dai passi.


Scritto nel 2010