
Servirebbe davvero la coperta di Linus per scaldarci da questo freddo invernale (a Milano diluvia e tira vento queste settimane). Quando ho mandato questa poesia (da “Canzoni – poesia danzante ovvero il fiatone per mano le filastrocche”) a Squaz per il mese di dicembre di Linus, sapevo avrebbe disegnato quel che le parole da sole non han saputo spiegare. Racconta Milano, la nebbia ed una madre con suo figlio accanto ad una fermata (andavo al liceo ed era d’inverno) dove tutto mi pareva già perso o forse solo sparso. Da quando collaboriamo insieme io e Squaz, ci siam spesso confrontati su come e dove trovar un luogo comune tra disegno e parola: per la prima volta, credo, ci siam davvero vicini, e oltre l’inchiostro (non mi capitava da tempo) mi son mia volta sciolto.
Una madre e un figlio
C’è una madre bionda
con suo figlio moro
per mano
ad una fermata dove tutti
scorrono e nessuno gl’aspetta
un figlio con occhi tondi
una madre che quasi piange
C’è una madre stanca
di tener suo figlio bruno
per mano
da una vita ad una fermata
dove tutto è già perso
e si confonde nelle dita tozze
d’un figlio che stringe lo sguardo
d’una madre sfuggente
C’è una madre lucida
con un muto orgoglio
al fianco
si getta al freddo e al gelo
dei gesti goffi d’un figlio
che non sarà mai uomo
che si muove d’una danza
quasi bambina
C’è una madre sofferta
come un soffio di gelo
d’un figlio sparso
d’ovunque
come la neve che cade
spolverandogli la polvere
di questa città fitta
di denso color orzata
d’un figlio cullato solo
per sempre.