L’Adige che si fredda

Poesia-persa-onda-(1)

Chi mi segue nei momenti propri dell’assalto sa quanto diventi irrequieto, silenzioso, febbrile (e pesante aggiungo). Non vi sono distrazioni, niente che possa fermare il passo (tanto meno le forze del dis.ordine come noto) o farmi desistere dallo scopo. Per questo, camminando verso l’Adige di gran lena, dopo aver concluso nello stesso pomeriggio un tour di manifesti d’assalto ed un chilometro di verso a terra col gesso piegato a scriver, mi son girato verso il manipolo di persone che m’accompagnava (tra tutti un grazie ancora a Kn Studio, Cecilia, Giada, Chiara, Elisa) dicendogli di accelerare il passo che l’Adige, appunto, rischiava di freddarsi. Arrivato poi le sponde del fiume, pronto al varo delle mie barchette perse l’onde, infilate le gambe fin il bacino in acqua, ho capito che più che raffreddarsi il piatto in tavola, quello a gelare sarei stato io. Era onestamente tempo (almeno dal varo invernale sull’Adda con gli amici di Radio Popolare) che non mi vedevo con tanto blu addosso senza una goccia di vernice sparsa. Fortuna il mio amor sa come riscaldarmi il cuore, e appunto, le gambe.


Scritto nel 2010