
Intorno al 2005, a qualche anno di distanza dalle prime pratiche di strada, comincia a stampar i miei Manifesti d’Assalto Poetico così da, tra le altre, massimizzare l’efficacia della diffusione rispetto al dipinger scaglie e poesie su muri o saracinesche. Qualche tempo fa abbiamo fatto, qui in Art Kitchen, un calcolo spannometrico di quanto mi è costato tutto questo spremere colla e carta sui muri nei primi anni, ed abbiamo scoperto che solo a Milano, ne abbiam gettati tra gl’angoli delle strade oltre 1.500 in cinque anni…il 25 aprile ormai è ricorrenza trovarmi in corteo a far assalto per la Resistenza che oggi manca, ed ogni volta che mischio un secchio di colla mi fermo qualche minuto a riflettere nell’attesa che sia pronta, sulla poesia in strada e alcune delle cose accadute in questi anni…Pensare che stampata la prima serie ero convinto sarebbe stata giusto una parentesi e che avrei continuato a vernice certamente. Negl’anni si è rivelato invece lo strumento perfetto per portar in giro la mia poesia (in aereoporto un secchio di vernice è più pericoloso di due etti di ganja), contenuto e contenitore dell’assalto poetico stesso. Talvolta tra le proprie cose ci si trova a brillare, ci si perde nel cercare un filo conduttore tra tutto, o, proprio come di fronte ad uno specchio, a riflettere.