Performance




Con le sue performance ivan raggiunge il massimo livello di interazione tra poesia e spettatore. L’elemento corporeo trasforma la poesia in una dimensione fisica e collettiva dove il fruitore diventa elemento partecipante del contesto performativo contribuendo fisicamente alla chiusura dell’atto poetico. “La Performance è la massima espressione della dialettica poetica con l’altro, è una tensione emotiva unica che esiste solo nella sua fruizione attiva con il proprio pubblico e quindi muore nel momento in cui svanisce il rapporto con l’altro. La performance è la declinazione della voce collettiva della poesia nel suo farsi agire poetico partecipato.” (ivan, 2008) Non è quindi un caso che ivan spesso declini i suoi versi in performance il più delle volte in strada dove il contatto con la gente è molto più diretto e immediato rispetto ad altri contesti di fruizione più istituzionali come teatri e gallerie. Basta pensare a performance come “A Storm of Poetry” o “il verso più lungo del mondo” o ancora alla performance, fatta con Bros nel Novembre 2007 davanti a Palazzo Marino a Milano, dal titolo “L’abbiamo fatto a noi”. Tutte azioni artistico-poetiche, con una forte connotazione politica e sociale, pensate per far interagire un pubblico quanto più ampio e comunicare direttamente con le persone. Quando nell’Ottobre del 2007 ivan fu invitato a partecipare al festival di arte contemporanea B-Tina a Praga, pensò subito come creare un’opera che avesse la forza di andare a colpire il tessuto urbano della capitale ceca e dei suoi abitanti. Nacque così l’idea di a ”Storm of Poetry”. Liberare mille barchette di carta con scritte sopra le poesie di ivan, molte delle quali tradotte per l’occasione in ceco, lungo il fiume Moldova partendo dal ponte Carlo, punto nevralgico della città e luogo di maggior turismo della capitale. Mentre ivan, dal fiume con un pedalò giallo, seminava di poesia la Moldova, la gallerista Masha Facchini, regalava barchette a chi, ignaro della performance, passava sul ponte Carlo così da creare un’interazione diretta tra l’agire poetico di ivan e le reazioni dei fruitore della performance che, colpiti dalla situazione, parteciparono all’atto poetico lanciando barchette dal Ponte Carlo. La performance fu poi ripetuta anche sul Tevere a Roma, pochi giorni prima della mostra Scala Mercalli presso l’Auditorium Parco della Musica e a Bologna in occasione della mostra “Let Me Write” presso lo Spazio Gianni Testoni. Ancora più suggestiva è stata la performance “il verso più lungo del mondo” nata dalla volontà di usare la strada come pagina bianca per la propria poesia. La prima di questa serie di performance è stata realizzata all’Avana (Cuba) nel Luglio 2008 durante il festival di arte contemporanea “Arte Mas” quando ivan ha scritto, con gessetti colorati, sulla strada e sui marciapiedi di tutto il malecòn (il lungomare) dell’Avana lasciandosi ispirare dalle persone e dalle suggestioni incontrate durante il suo cammino dall’Avana vecchia alla Tribuna antimperialista. La performance è stata riproposta anche a Milano il 26 Ottobre 2008 quando ivan partendo da Piazza Santo Stefano e passando, simbolicamente, per Piazza Fontana ha raggiunto Piazza del Duomo lasciandosi dietro una lunga scia di versi colorati e di spettatori affascinati e incuriositi. Così scrive il giornalista Armando Stella sulla prima pagina del Corriere della Sera Milano il giorno dopo la performance di ivan: “Il verso più lungo del mondo inizia dove il sapere si sente minacciato, sulla porta della Statale e si aggroviglia nelle strade simboliche del centro, gesso su bitume e sanpietrino, da Piazza Fontana al Duomo. Libera metrica su libero asfalto, un messaggio-poetico al Comune: “Abbiamo tentato il dialogo, siamo stati ignorati. Milano ha scelto la repressione.” Lo dice ivan e lo scrive pancia a terra, nella domenica del Senor de los Milagros. [..] ”. La performance verrà riproposta a fine Gennaio tra le strade di Bologna in occasione della fiera internazionale di arte contemporanea Arte Fiera Art First. Uno degli elementi più interessanti delle performance su strada di ivan è sempre stata la capacità del poeta di disciogliere il contenitore della performance in contenuto. La strada, i passanti, le vie e tutto quello che contiene la performance diventa allo stesso tempo contenuto dell’opera, traducendosi in versi scritti su marciapiedi e strade. Mi viene in mente la performance fatta da ivan durante la manifestazione per Piazza Fontana il 12 Dicembre 2008, quando scrisse una poesia sui fatti e i personaggi legati alla storica piazza milanese, utilizzando, come pagina bianca per i suoi versi, una vecchia saracinesca abbandonata proprio in Piazza Fontana creando così un intervento di arte pubblica per l’identità e la memoria collettiva del tessuto urbano milanese dove contenuto (Piazza Fontana e la sua memoria) e contenitore (Piazza Fontana e le sue attuali strutture urbane) si fondessero insieme. Altrettanto interattive e partecipate sono le performance teatrali di ivan dove, attraverso il supporto del video e della musica, il poeta crea delle tensioni emotive declinate in versi poetici e suggestioni visive. Forse la più importante di queste performance è “immensa mexico” poema scritto da ivan durante il suo soggiorno presso le comunità zapatiste in Chiapas (Messico) e riproposto sotto forma di spettacolo teatrale, attualmente alla sua nona replica.