Caracol de Oventic

La sera cala per mano alle nuvole basse e’l silenzio dei grilli, la coccinella si rigira tra le suole sventrate dalla fatica e da una rivoluzione zuppa di sangue e fango. Oventic respira cento lingue, babilonia sfida il signore della terra, siciliani sbattuti anche qui, internazionalismo militante di mani tagliate e pietre ordinate. Dormiamo tra i baffi Zapata e profumiamo del sigaro del Che, mentre Marcos racconta la storia del mondo ch’ascoltiamo come ci fosse al telefono Rodari, con gl’occhi spalancati nel buio e le orecchie premute verso la voce della fantasia. La chiocciola discende ripida fino al campo da basket, le carriole s’arrampicano ubriache, chi sale carico e chi scende saltellando, chi s’abbraccia credendoci veramente. La giunta del buon governo guarda lontano oltre il passamontagna, la foresta fitta a sua volta risponde allo sguardo e abbraccia la guerriglia stretta. L’accampamento risacca di brusii, di gonne lunghe intrecciate di conchiglie, di figli che dal grembo della terra ora premono in fronte calati sulle schiene curve delle madri, mocciosi vivissimi al passo d’un futuro, che non c’è, ma che comunque si costruisce migliore. La coccinella è per me barbe nere oltre l’invisibile dei loro visi, poche parole calde d’una bocca che non si muove, quasi fosse una voce sola a parlare per tutti, come il cielo tappezzato di nuvole, come sguardi sparsi tra le stelle. Presto scivolerò via come la pioggia, domani altri calpesteranno i miei passi, finché la terra sarà battuta tempra e la battaglia vinta.


Scritto nel 2003