il muro resta e detta
come fosse una montagna cemento
è alto oltre lo sfinimento
un passo dietro l’angolo d’improvviso
come un burrone che s’inciampa i piedi
come d’un lampo
lo vedi
il muro spacca i cieli e frena i treni
più che il passo
come fosse un fosso
profondo un pozzo
è come prender i pugni anche quando lì si da
la palestina
e come svegliarsi la notte ogni mattina
è come la rabbia messa in vetrina
pagata a ore
come per dire che strano osservando
lo spettacolo osceno di questo fare selvaggio
l’arrembaggio dei corsari
vestiti d’ufficiali
armati del boato
e ancora degli spari
il muro scende i monti e scava i ponti
quello del tempo che stiamo attraversando
è come la febbre di questo lamento
che spacca il mondo
e ti lascia di schianto