kalinda è l’isola il paradosso del mare
pulita le strade
quasi decente
la quiete disciolta per mano la gente
kalinda come fiamma deserta
è ventate di bimbi
che cascano dagl’angoli delle strade
come il vento d’estate che ti coglie distratto
come d’improvviso una bottega di pazzi
gli sguardi di questi vecchi
scorrono dai visi ai caffè
ai bracci tesi
son teste nere e terremoti di rughe
assediati dal tempo
e dal carnevale dei rottami
kalinda è come una giostra di salite e discese
le strade ampie il giusto
e le case dignitose quasi con gusto
ma due passi e ritrovi il disastro
di questa città nata dal campo
cresciuta dal fango
i muri dei vicoli kalinda
son fatti di scritte del Che e del chè
di la mecca
del pungo di trovare qualche svastica persa
perversa
e benzina per l’ignoranza
kalinda è ora il coro i bambini
io e simone a fare i cretini
salire più in alto non è questione di gradini
ma d’allerta e passo fermo
e voglia di camminare
oggi il campo kalinda e le sue cento strade
nel picco d’assalto
del nostro girotondare