la festa mormora
quieta ricama gli sguardi
sfiorati dalle nuvole in corsa
ch’accompagnano le stelle
nascondendo la luna
tra ritagli di notte tersa.
le braccia della rivoluzione
coltivano un cammino
fatto marcia poi lotta popolare.
la festa risposa dondolando
stesa sul fango sprofondo
come sabbia bagnata mare
impronte ora calcate ora sparse.
mescola quest’anniversario
vita
vittoria
e morte
finché la strada corre
finché il fiato soffia.
la festa canta dalla mattina
al sorgere del sole
che qui nella selva
son nuvole basse
e caldo sudato.
un anno finisce
nella mia vita che nasce
al bavaglio d’un ridere
steso tra i piedi nudi
abbracciati al fango.
la festa è per sempre la danza
vorticosa tra le spire d’una lumaca
ch’a corna come pugni chiusi
timide carezze d’internazionale.
l’immenso dipinto donna
immerso nelle coperte
riscalda i propri figli
divampando raggio di buio.
la festa è la sera dell’anniversario
dei venti del fuoco e della corsa della parola
-
l’eco della rivoluzione
risacca sulle montagne
si sfalda nella selva
tra le rocce più dure
tra la nebbia d’ovunque
tra le capanne d’assi
tra le lacrime fragili del vento
stretti gl’anziani bruciano
con gl’occhi corrucciati
la vista ferma dei giovani
sbuffano nuvole di parole
con le palpebre chiuse
a mirar la terra liberata
l’utopia ch’è non luogo
oggi d’ovunque rivoluzione
le braccia conserte
rotolano massi sulla mala dei potenti
un saluto militare scaccia
giornalisti come avvoltoi
precipitati sulla dignità
chiapas
mexico
tutto el mundo vivavivavivavivavivaviva
viva la junta vivavivavivavivavivaviva
le mujeres vivavivavivavivavivaviva
l’ombres
l’autonomia
chi s’abbraccia
la folla si fa calca e mare
ondeggia teste nere e fiocchi limone.
il caldo pressa i vestiti
la danza ch’accalca il cuore
batte ruggente di gioia
sazia la sete del ballo
senza nulla da bere
perché son pagliacciate i capodanni
ustionati dall’etere e dalla noia