sei e trentuno del mattino
la corsa per il caffè.
madri e figli avvolti dalla bruma
i mocciosi sul tetto del carro
le donne ridono sbirciando la penna
due occhi immensi tra’l seno d’una madre
sono la bibbia di questa gente
il carro scende ubriaco
s’imbarca nelle pozze di fango
sbanda l’impossibile dello scrivere
punge l’allerta della poesia
lo scivolare impervio dei passi
le bacche schioccano tra le dita umide
son rosso pastello sporco
son sole tramonto tra i raggi dell’alba
le donne allattano
i mocciosi ridacchiano
il futuro frigna
nel cestello ch’ho in pancia
ci stan bacche come stelle lapilli
è grande tutta la dignità d’un popolo
che sprofonda a piedi nudi nel mondo
il muro della foresta
le donne spicciolate sul prato
la rugiada a bolle tra l’erba
uomini e donne distanti una vita
nel mezzo la poesia d’ovunque
il caffè pesa sulla schiena
porto in sella il lavoro
di cento dita e mille sguardi accesi
il fango tenaglia gli scarponi
fatico
scivolo
m’accado
la fila esplode sorriso
poi quieta
si riaccende brusio