c’è un caldo limpido di domenica a Santa Maddalena
c’è gente sbriciolata in riposo e biciclette sdraiate
c’è la strada per mano a fanciulli come un sacco di biglie
c’è un vento timido come il saluto dei nostri compagni
gorgoglia un caleidoscopio di versi di polli e tacchini
chiacchiere pettinate dal rastrello del caffè tostato al sole
piccole briciole di vita
la balera che saltella
l’aria densa di solidarietà
sul ritaglio dei campi, cornice alla dignità
d’un popolo gettato a lavorare
su d’una dama di rossi e neri
con il nemico a mangiar pedine
senza regole col sangue
tre croci alla cima della strada
la chiesa ai piedi d’un Cristo
che sta silente questa domenica
vestito a festa tra tutti risorto lotta
la radio è melodia povera
nei raggi della luce poggiati sulla pelle
la campana stordisce il silenzio
il villaggio scende alla porta del cielo
come granelli di sabbia nel pugno
la messa è umile
decorata dai mormorii
il Signore guarda altrove
dietro l’altare le madri al capezzale dei nati
i bambini spuntano da terra come sassi nel prato
le donne velate e gl’uomini col cappello sotto braccio
col vestito della festa e le mani lavate dal lavoro
il presepe scorre su d’un fiume di candele
l’incenso sgorga dalle coppe
mentre sciabattano i mocciosi rincorsi
il giorno si sfalda in polvere
e fa raggi come travi
piantati in una pozza di sole
il brusio della vita che scorre
nel silenzio fisso delle madri
nel sibilo del pianto del domani
nella tosse dei giovani
nelle camice spalancate degl’uomini
la domenica di Santa Maddalena
è una chiesa gialla
è il passo delle croci in processione
è l’avanguardia d’un prete scalzo
Dio parla la parola indigena
San Marcos ha il volto coperto del salvatore
io ho il volto del martire
la curiosità fissa a guardarmi
i primi passi incerti del futuro
che gattona sulla terra dipinta dal sereno
uomini e donne divisi
nel mezzo la mi poesia in ginocchio
al cospetto di questa domenica di mille anni fa
le trecce nei capelli delle ragazze
è miseria il presente di questa gente
ch’è un popolo davvero
noi invece s’è tracotanti sempre più
soli tra stando tutti insieme
strozzati dalle nostre certezze
sorde e cieche all’eco dell’ingiustizia
la mi penna condensa questa domenica
vibra del canto d’un pastore coi baffi di Zapata
vestito di bianco e di parole che si rincorrono per mano
senza mai strappare il cerchio della preghiera