l’uniposca soffiato la smemo
che poi ti viene la giravolta
per i respiri e l’acetone del pennarello
rituffarsi fanciullo
il più giovane lampo della mia vita è il ricordo
d’uno sgabuzzino altissimo almeno cento piani
scuro ma morbido
dove sulla seconda mensola stavano i miei giocattoli speciali
perché quella era casa di lucia
la mia madre a ore che m’allattava di gioia a spruzzi
che sento ancor’oggi splendida
lucia
nel mio più lontano balzo indietro tra gli scaffali d’un mondo come uno sgabuzzino
un playmobil con la tavola da windsurf è il mio giocattolo più vecchio
il pesciolino è la fantasia più dolce che m’ha regalato mio padre
mangiavo mattoncini di lego come mandorle caramellate
per montarmi le costruzioni dentro la pancia
gli scoiattoli acrobati di Nervi
compaiono se schiocchi le noci
son di certo i primi folletti con cui ho giocato
credere che la televisione si faccia sotto terra
è una sensazione sfumata interrogativo
di quand’ero bambino
ora tocca al primo respiro
mi trema la mano a scriverlo
mi scalcia lo spirito a pensarlo
il mio primo respiro di vita
buio
luce
la scintilla dell’essenza
il bagliore del nascere
sgorgare cascate di pianto e sangue
isterico a testa in giù
con il pistolino al vento
e già pare ridessi con le chiappe all’aria
se mio padre è il sapone
col quale mia madre ha soffiato
la bolla di sapone ch’è esplosa ivan
i miei due compagni di strada son sole
vento
e vita che mi cresce dentro