creatura contorta dello scrivere contento
bagliore di lame isteriche di noia e carne in pillole
compresse di vita nude al posarsi della polvere
tempo delle tarme o del grigio spingersi dei secondi.
tramonta la luna in mare sola tra stelle e paglia
per sdraiarsi su petardi come risa spremute di righe pigiate
impronte del primo uomo libero re e cieco
d’un castello di pane in briciole spazzato
dal vento in brandelli di nuvole dense di tuono
come la tristezza dei giullari senza campanelli
è lava poesia fuoco tempesta
lo sbriciolarsi della luce
tra i granelli di sabbia
biscotti valangano nel latte
come salti nel vuoto
cristallo cenere riflesso
niente buio serpente
esploso splendente
stantuffi del treno in corsa non si fermano
neanche per pisciare nelle stazioni popolari
dei soldati in partenza per un viaggio solo andata
verso il ricordo di fazzoletti che sventolano lacrime
Boccadirosa poco più in là
l’amore vivo del mondo
sincopata leggenda d’una lapide raccolta in racconto
tremata dei singhiozzi del pianto sorriso di me vivo
sovrano del regno dei servi schiavi del governo di noi santi
cittadini di vacche stanche strizzate magre dal potere
di reagire in orbita con lo sproloquio poesia
Creatura contorta dello scrivere contento