Dodici di maggio ed un ultimo regalo

il nonno non c’è più per la mamma che piange ormai stanca
il nonno ci saluta mentre io nasco e lui muore
m’ha fatto un dono in lacrime e speriamo c’anche la mamma presto si rassereni
è il nonno ricordo come le foto ad incastro di Minny e Topolino
quelle di pezzi grossi, quelle c’anche se le guardi sparse ti regalano due sorrisi bianchi
e non so proprio come continuare qui solo che bagno da per tutto
con il nonno ch’è il primo che vedo silente alzarsi oltre.
vent’anni fa nascevo strillando
oggi cresco ascoltando le voci di chi parla con parole semplici
sono qui e non c’è nulla da fare senza gli squilli degli miei amici che aspettano
per bere e mangiare questa sera solo pensieri semplici
pensieri che non cancello più perché c’è qui il nonno che resta e detta
ora che gli ho messo una mano sul cuore non sento danzare niente
è duro freddo come una mela stagna e so che è brutto
ma la poesia si consuma nei divampi che piango accesi
così fatta se sono solo oggi di parole limpide e sincere
che ti dico
che vi dico.
ora c’ho vent’anni ed il nonno m’ha fatto il regalo più vero
vorrei sputarvele tutte le speranze che mi scorrono dentro
tutti si lagnano per l’occasioni persa e la zia che dice che è stupido piangere
lei che di lacrime ne ha viste tante e ne ha piante troppe
io che dentro ammicco il nonno e mi pigio il suo mondo sulla pancia
la morte oggi è un gran sole caldo
i fiori tra i fiori e’l giorno del mio compleanno
le onde del lago
le cravatte e tutte le camice
i pantaloni di velluto a coste larghe come la giacca blu che porto oggi
me l’ha data mio padre
che non si va dal nonno morto senza la giacca
m’ha detto mia madre.
e’l prete c’ha letto un libro rosso a croci d’oro d’Israele e’l signore ch’accoglie
il nonno che aveva tanti bei peccati che ora non ha più
che non è poi molto per chi non ha più niente
io a braccia conserte stringevo il mio lamento e ne scrivo la preghiera
per il nonno morto senza nessuno che s’è abbracciato piangendo
perché non c’è nulla di stupido nelle lacrime agli occhi.
il regalo di oggi ci metterò una vita a scartarlo
me l’ha scelto con cura il nonno
le infermiere vestite da fatine dispiaciute sanno che tanto soffriva
che insomma ha resistito fin questa mattina ch’è già mezzogiorno
oggi come tra vent’anni resterà solo la cenere
oggi come le urla di questi vecchi a riempire le poche parole che sfondano in stanza
pesano in quest’altro vecchietto ch’ancora parla al nonno
lui che nulla centrava e che s’è ingoiato oltre alla sua ruvida disperazione
l’aspra sofferenza dei dolori del nonno che neanche dormiva di notte
e si vede la morte in faccia rugosa e nera come la conosce
ronza tra sé senza voltarsi com’una mosca sulla carta moschicida.
se mi sento più vivo è perché m’han fatto un regalo
se stringo lo sguardo uscendo sdraiandomi sull’aria fresca intorno
è perché è dall’estate scorsa
dai bagni di Sicilia
che non vedevo una luce così.