c’è gioiosa ridente gaiezza
tra le mani strette
dei siciliani in fiore,
massaie corpulenti si sbronzano
al sole che pesta e batte su
mattoni ch’han visto Garibaldi.
un vento di maggio vestito
puzza come gli sgombri
sui tavoli delle pescherie
colme di mosche.
poi i porticcioli
di barche bianche e blu,
seggiole di plastica dura accolgono
camice aperte che cantan
più che parlar di mare.
tutto si perde poco
mosso nei caldi e rossi
tramonti di Sicilia densi
di bisbigli color litania
ch’accompagnano il danzar
dei ventagli detto tra le genti sarracine
cuisciari.