che sfiorano i semafori le strade
girondolando in giostra
colla mano a spremere i capelli
dal vento
dal rombare del traffico
ha le labbra lucide per la marmellata
Barcellona bambina
sposta i monti e divide l’onde
al guinzaglio del sonaglio della gente
il poema per la città a sorpresa
comincia così
con poesia semplice
che sta nella quiete immobile
dello stupore impastato di sole
nel tocco leggero
d’una foglia che si sbreccia dalla vita
il liquidare di forme colate
e’l sapore delle strette di mano
sono calcati alle conchiglie
cresce il profumare mare
al passo di spingersi ubriachi
verso l’intrepido inquietare dell’esserci
nell’attimo intrecciato alla sensazione
dello sguardo che ti circonda
un uomo coperto di polvere
con la testa grattata fin le idee per la furia dei pensieri
strozza un gallo barcollando
tra gli sputi della solitudine.
un ghigno traverso muto d’assenzio
è un vecchio poeta soffocato
che s’è dimenticato in fiamme
una zolletta di genio in petto
com’in un bicchiere vuoto
ho colto un fiore che mima la rabbia
da vederci riflesso il borgo dal quale l’han soffiato s’un’ape
snaturata dalla noia
come il fascino in una puttana
ecco finalmente me
tra le chiuse del patio del palazzo della fantasia
con i ginocchi sbucciati
a dar calci ai fantasmi del mezzogiorno
col sudare che spreme la fronte
pennellato in una cornice vuota
ch’è arte d’ovunque
appesa ai bordi dell’essere
libera
e senza chiodi nella vita
ho visto vincere il più forte in una guerra tra statue
una donna rossa con lo scialle giallo e il cappello nero
le fisarmoniche orchestrate degli zingari
le sedie che si mangiano le piazze
il poema per la città a sorpresa
finisce così
con poesia disciolta nella vita
in ricordi troppo grandi
per l’infinito rotolare della penna