c’è mare mosso sotto i piedi
con onde spezzate
gorghi cangianti
onde di flussi sfaldate
in vapore profumo d’India.
il fumo brucia lo sguardo
è sangue acido che pulsa passione
batte in testa al cuore
stringe le vene
pronto come sono a urlare al mondo
basta fracasso d’ascoltare
solo un folle parla da sé.
sto aspettando davanti ad un muro
che qualcuno mi dia un buco dove passare
senza neanche dovermi sporcare le mani
mentre i mattoni van staccati coi denti
per aver fiato forte e l’oltre respiro.
c’è afa che la si taglia a fette
di puzzo di giostre unte
baracconi di zingari aspri
son girandole in gabbia
al guinzaglio di bestie
al nostro fianco sedute.
C’è molto da dire ma lo spettro
dei discorsi non è mai più largo
d’un lenzuolo da sonno
sogno
l’incubo d’aver bruciato la corte
e sgozzato il giullare
per trovarmi ora a mendicare
dietro queste quattro mura.
l’interegno dello spirito
non sta nel segno che manca
ma in quello che c’è e che
s’affaccia barcollando
ora oltre
ora per sempre.
L’interregno dello spirito