l’ultimo mercato prima della fine del mondo
ha il fiato fantasma del gelo
scorre snocciolato anziani
e braccia conserte
e carrelli di sguardi riversi
le cianfrusaglie nel sacco del destino
sbattono e sbuffano al tocco del silenzio
e son polpi di chiacchiere rotolate
e coni d’anziani che come gelati
s’aggiustano scialli
divina pesca tele e tessuto
è la fine del mondo oltre l’ultimo orlo
prima della fine del mondo
s’emoziona come la rugiada sciolta sole
e fruga le cerniere
e tintinna l’atmosfere
un fiume d’argento cucito il tempo
bastoni e passato conserto l’avvenire
ch’è’l sorriso d’una carrozzina ricolma burrasca
e tanto brulicare intorno d’anziani
come solo mi capitava coi nonni
il mercato è la casa grande della comune del giorno
dove il respiro si stira vita e mani strette monete
e rughe a badilate
e labbra sorrette la dentiera
tra ceppi di vita
che non crescon più oltre
che già cent’anni da terra
si son alzati
l’ultimo mercato prima della fine del mondo
è l’altalena delle voci urlanti
boati che rintoccano lo snocciolarsi la folla
e imprecano guadagno
e sicura occasione
tende di travi di tele
pigne di noci e fragole
il mercato alla fine del mondo
sull’orlo del burrone del vento
a cavallo di gioia e morte
com’io nel mezzo
con divina che detta l’andare i passi
come fosse la carne più dolce delle mele rosse
è peccato di gola
e di parole lasciate l’onde
a far guardia del confine
tra mare e sole
tra la luce e la cecità
tra’l mi silenziare e la passione ruggente