Mercanti: dagli spilli della notte, al chiasso del trambusto, fin’al silenzio d’una via vuota
il caso scorre
scomposto frammento mercato
il sole ch’acceca
lo sguardo denso d’una notte bianca
ritagliato sul picco del campanile
filtrato dai passanti snocciolati.
lische di gente
coriandoli come cravatte
cani come soffi di carezze
morsi come sorsi di vino
presi a pugni dal fresco.
compagni di strada
le carriole spinte dalla volontà
pesanti di qualche urlo di troppo
abbracci sentiti nelle strade
dei mercati d’ovunque
-
il disordine
del mercato sfatto,
carta straccia e occhiaie
sacchi che sbrodolano
pacchi che rotolano
come biglie quadrate.
il confine del mondo
dalla follia torna alla strada
i fantasmi dei lampi
si mescolano alla fatica
stretti saluti tra tutti
sarà domani come era ieri
cuccioli tra i rifiuti
un moccioso con le mani nere di tagli
il mercato è stata una casa grande
quattro giorni tiepidi e una notte ghiacciata
è stato sguardi a perdita d’occhio
la felicità sull’orlo d’un bicchiere
il ciglio della vita sospeso
tra passione e amicizia
la mia voce grattugiata
lo spirito precipitato all’ennesima potenza
il mercato striscia via i suoi figli
snoda i fili del destino come bolle stappate
s’era fermento compresso
ora la schiuma della risacca
presto liberi profumi nel vento
figli di nessuno e fratelli per sempre
cenere soffiata di scintille fiammanti
-
la differenza la fa una strada vuota
auto spicciolate sul marciapiede
dove prima c’era vita traboccante
ora puzzo di benzina e gomma sgonfia
la luce la si faceva urlando
piovevano lampadine come lanterne di lucciole
cascano fari puntati stretti nelle mie imprecazioni
la processione s’è sciolta
mentre la memoria scompare sciatta
le vie del mercato si stiravano
infinite verso la calca
la strada di Milano è tozza e nera
la piazza prima una toppa di vie
follia e granelli
ora è calpestata d’indifferenza
un palpito batte al gelo
nella vetrina che fa la sponda
ad un Geppetto di trucioli
antico come gl’alberi
rugoso come la corteccia del mondo
i muri ieri tappezzati di gente
questa sera sono una cascata di sassi
il sorriso non si colora
nessuno da salutare per gioia
la prima volta come l’ultima per sempre
sguardi schivi di ricordi schiavi
le strade della sera dopo la fiera
il rimare scomposto della città
niente di vivo
di tutti qualche pischiello preoccupato
per il Manzoni occupato
la scoreggia dei loro motorini
la goliardia straripata foga
gl’angoli mangiati dal profumo
sagra di pannocchie brustolite
dall’orco in maniche rimboccate
maschere impastate in terra d’Africa
passaporti gettati sul fondo del mondo
sospesi nel vortice della nostalgia
tinta invisibile in agguato
sfusa come il vino versato
ch’a gocce cola dalle dita in bicchiere
dalla felicità radiosa d’esser mio dell’insieme
il passato vola che come un bacio
non si può aspettare
come l’amore una volt’ancora
in via Lanzone c’è la mia storia felice
c’è un impronta di spirito caldo
nel freddo gelato nevischio
c’è una poesia che spoglia i ricordi
c’è il fantasma del mio spirito
sfatto dalla sera che cala
in via Lanzone altrove in burrasca dispersa