Mercato Messico

cantilene ad ondate

barcollano tra le cianfrusaglie

di baracconi spessi d’America

il latino scivolare del sole

tra tamburi e meticci

sacchi neri colmi di smorfie e gesti loquaci

si rovesciano precipitando in sguardi

nei rivoli coloniali della strada

tra le cornici dei palazzi

scuotere sventagli d’ali

pietre rosse d’una terra vinta

battuta

sapore di spine spagnole

sproloquiano granelli di tutto e niente

s’inciampa su profumi premuti nel palato

il gusto della passione

di galeoni con le fasce zuppe di vergogna

colmi di spezie e oro artigliato col sangue

calca

travi di ghiaccio colate all’ombra

lattine come fili di collane

colori come mazzi d’arcobaleno

spruzzati perline tra i visi

come un pettine tra i capelli

ombrelloni aperti sorridono

denti come secchi di limonata

granite spremute dal sole

rotolate nei carrelli di zucchero

si salta il confino del mondo

per gettarsi nel turbine del Messico

le strade di Messico son cunicoli per il mercato

sbuffano di cinturoni sugli stivali

imprecano ai loro speroni

nell’impasto indigeno di pane nero

occhi chiari e sorrisi ampi

la mia jeep che non si ferma mai

più orologi transistor che ore

auto come macerie d’america

musica fracassata frattaglie

montagne d’orsi a pelo

patate a fette fritte

frotte di palle e pallottole

un vecchio e suo figlio spingono nel traffico

un camino ambulante che sbuffa caramello

colini e tappi e toppe

alegrias, obleas e cocahuat

cinture a pile

pile a cintura

fontane di giocattoli

una mano di grinze offre miseria per soldi

bolle e zucchero filato sposi nel vento

aeroplani e traffico di macchinette

bottoni ricamati

Cristo spalmato sulla plastica

donne gettate per terra

fogli di frittelle

intrugli di lunga vita

il mio cuore oltre l’asfalto

borsette fosforescenti

i lustra scarpe offrono il loro trono

cocco spaccato a macetate

banane lunghe un dito

antenne e telecomandi universali

girandole e bruchi marionetta