Milano
di tarda estate s’è assopita
e sbircia l’archi delle strade
con un ciglio gettato lo sguardo
Milano
ormai settembre rovescia
frotte di gente strappata al sole
e sol qualche tintinno sfuggito le campane
mi spreme vita
e voglia di silenzio
e di stare ad aspettare
si capovolge il viver comune
perché oggi scrivere suona nuovo
e vecchio lo stesso istante
come il fiatone nei dintorni della corsa
le ragazze a Milano
sbandano tra i marciapiedi sdraiate
la scommessa d’esser donne fresche
e vestiti troppo larghi
più che nella taglia
nel cattivo gusto
un uomo in camicia e rossetto
divampa i distratti dalla noia
e gli regala un motivo per sorridere
o almeno per ricordarsi com’è
ridere
e non esser felici
scavo Milano d’ogni parte
ma di buche che luccicano
ve ne son poche
o forse ormai poco mi lascio
abbagliare
se dalla carta di questo ritaglio
nascerà un seme oltre
non è che un morso
di sangue strappato l’indifferenza
ora scappo
la borghese sui falchi
strascica le radio
che chissà di che discutono
i loro manganelli
ch’ormai oggi
a Milano
c’è rimasto ben poco da stordire