niente ancora ch’avanza
come fosse rimasto il nocciolo
da spremere d’un frutto solo
ancor gemma. strascico
fili secchi strozzati d’un nodo
fine, voce zitta d’una marionetta
impiccata giravolta
alle corde di quella
che crede l’anima.
rotolano sassi parole
franano nella polvere
ch’alzano piccante prurito
pepe in uno sguardo già
rosso per il sale di mare.
scricchiola questa notte
d’ombre in cerca di luce
come striscia la serpe
d’una meraviglia marcia
strappata all’albero delle mele
poi gettata nuda nella pittura
soffocante di versi cuciti.
dita increspate di morsi
si sfregano le carni vive
d’una mano ferma
di tumulti nervosi
senza nulla fiorito che
spacci profumo. idea
d’un lampo sbieco
per il tedio schiaccio il
silenzio d’un urlo ladro
di niente ancora ch’avanza.