zitti
e ancor dritti le vostre schiene curve
scelte comode e furbe
di schiena aggrappate le frustrate
perché il nostro grido merita di meglio
che resistere il regime
che si sopporta sveglio
i massi delle parole fantasmano il fiatone
spaccato gelo tra le foglie
come sangue e fragole rosse
di tutti questi spifferi parole
che fischiano il vento e tremano
come rovi
le more
le voci ch’inchiodano i peccati ai loro untori
le voci dei bisbigli e il marcio nel mondo di fuori
la voce nel pozzo come il buio nel gorgo
la voce che spreme speranze come figli,
al patibolo della coscienza
crescon sordi
sull’orlo del precipizio delle urla
le voci son croci che inchiodano i cristi
le voci son tristi farfugli funesti
la voce spezzata dei singhiozzi caduti
la voce dei servi per mano i muti
le voci che rincorrono i folli per mano i silenzi
la voce di molti strozzata
per mano i potenti
talvolta accade la luce che cade
se’l fianco resta scoperto
senza spine
senza rose
senza nozze
senza spose
come un chiodo piantato la voce
come un singhiozzo pestato nel pozzo
del sospiro d’un torsolo di vita
morsi a quintali sbranandosi le dita
gli untori alle porte della peste
le matrone nei bordelli per le feste
partigiani di marmo tra le montagne
la rosa, il suo principe e le lacrime colme
le soffiate degli infami per gli sciami e le divise
un soffio d’amor ancor l’abbraccio per gli amanti
le voci dei bisbigli per chi comincia ad esser stanco
un fantino il galoppo del traguardo
un tavolo e’l silenzio dell’azzardo
uno sguardo che son cento parole
un sospiro, il burrone ed un onda il mare
un fiume in burrasca affogato la riva
menzogna nata morta
che si crede d’esser viva
i santi son eroi distratti che guardan indietro pur andando avanti
poesia per le labbra cucite
per le scintille sopite
per le gesta scolpite di getto
per le voci piene
quelle tremanti
quelle dense paura
buttate nel cesso