Poesia per il buon risveglio (ovvero il manifesto sull’imbroglio del sabato mattina)

che mi spiace un pochino, m’in fondo non troppo
star ora adesso
in questa mia notte profonda sprofondata di schiamazzi
in questa mattina che stringi domani sonno a vampate
pisolato oltre me stesso a crescere una rosa di legno
in un sogno dove vendo semi al nettare di regina
tessendo pane e speranza per i pellegrini di Saturno.

che un pochino sorrido, ma di certo non sganascio
star di certo qui
in questo mio attimo palpito di buio ferito dai fari
in questa foschia densa come la rugiada che sbuffi con lo sguardo
stritolato morbidamente moribondo dall’abbraccio tenero del letto
al pensiero di me giocoliere che lego gl’attimi a distanza d’una notte
mentre tu t’accendi sole e quindi mattina fresca.

il mattino ha l’oro in bocca
su bene diritti con quella schiena
‘n, due, tre pedalare su
forza signorina che si fa tardi
ma che noi non si farà tardi mai
non se c’importa il cammino e non l’attimo
mostraglielo coi denti Anna incanto
che tu a nanna saresti restata volentieri
ch’è un imbroglio la scuola
al sabato mattina