Sol lo sguardo frange il dovere di non gettarmi
al di là del cristallo del finestrino
mentr’il treno schizza vividamente su rotaie
di fili d’acciaio: vibra, borbotta, stride e s’inclina
tra la prugna smunta porpora dei sedili di seconda
m’incastra abbracciandomi stretto
s’avvinghia allo scuro d’un cappotto
che trema dal freddo che sento. Lucciole libellule
senz’ali paiono lanterne ch’ora illuminano i cortili
tra’l fumo e’l fondo del vino d’un’osteria.
Girandole girasoli son i volti di chi naviga in stazione
piroette e svolazzi, rintocchi di fischietti in divisa distinta
accompagnano per mano ora una pelle nera e lucida
ora la plastica gialla d’una spesa popolare.
Son come l’ombra che striscia
quella d’un sole che spicchia
onde giganti spente in mare
nel silenzio che sbatte tra i vagoni regionali alle otto di sera.
Si sfaldano i frastuoni degli spiriti in carriera
rossetti di ragazze sbraitano svelando il trucco
son solo speranza e vita ch’ascolto
voltato tra i ricordi dei sedili di seconda.