Ritratto del re bambino del blues

gettare sulla carta
la frenesia dello scrivere
per sentirmi meglio
stanotte ch’ò visto
il re ragazzino del blues
suonare le corde dello spirito
e danzare come una montagna
spalancando la bocca come un bambino
tra la corrente d’una sorgente limpida

il padre del vento e del lamento
ha raccolto l’alba
poi tutto il giorno ancora
scuotendo i raggi del sole nell’immenso
contrasto poesia d’un dito nero pizzicato
ad uno sbuffo schiavo del mondo
esploso meraviglia cent’anni lontano

vorrei poter esser lì
con lui
per lui
a cantare a squarciagola
grattugiandomi più che posso la voce
urlando di gioia il mio spiritare
mentr’il re mi snocciolerebbe un buffetto
dicendomi di risparmiare il fiato per correre
lontano dai gorghi del fiume
e di non preoccuparmi
che un poeta è la voce del silenzio
la sensazione della nota del sussurro

parole che solleverebbero l’infinito
e stenderebbero un tuono