Sei spettacolo che getti sale
grosso dalla coltre per tacer
ogni grido il colore.
Colma il colmo
squittire dei corvi
prega e rimbalza la foglia
di gocce acini d’uva appesi in punta
tutta la tremano e sola
la lasciano ondeggiare.
Si spettina l’erba dei prati
s’arrician le lamelle di fili giovani
inginocchiati allo schianto dell’urla
di questo temporale di valle.
E’l Trebbia scivola più in là
avvolto ai sassi grossi oltr’il masso
che svetta e impone l’acqua alta.
Si spargono i gesti del sole
negra l’imbrunire d’una notte
che s’apre senza tramonto.
Un muro fitto di gocce di latte
trema infeltrite le code dei gatti
sfugge d’olio il guanto dei loro vibresse
e’l mantello del vento tira.
Come un teatro sazio di pomi d’ottone
bastoni d’intarsio accompagnati a cilindri
lucidi salmastri d’ottocento, son molle gettato
in poltrona a fissare i vetri tremuli
di fanfare temporali.
Sgrida una madre due guance puerili
spasticciate le mani di fango si rincorrono
di gioie sottili e piedi già grandi
riccioli alla rinfusa di pensieri miele
di sagre pellegrine e bionde di sole.
Spettacolo di valle