La fabbrica della barricata
state comodi e dolci i divani
domani i cancelli
son alti e spalancati
solo purtroppo per chi v’ha raccomandati
il contratto di lavoro (il ladrone pieno d’oro)
e altro che andar in paradiso
la classe operaia muore
e neanche in volto il sorriso
non ci son più le fabbriche d’una rivolta
ho visto la catena
oltre che per montare
al piede di chi piangeva
che si trova cento passi oltre tutta questo chiacchierare
i salotti tivù
gli sbadigli dei parlamentari
gli sbagli dei tribunali
il chiasso dei villani quindi altro che eguali
il diritto orami non è barricata
casomai avanti veloce
e confusa la direzione
poesia che sfonda la fabbrica del novecento
quel tempo di padroni che oggi paion buoni
di pugni chiusi e schiaffi a mani aperte
delle tute blu e delle vendette
quella che
vedi cara stasera al lavoro mi han licenziato perché ho scioperato
oggi casomai si canta che salariato
è solo precariato spiccio
e più che pantera son riccio
piantato come un sasso per chi si deve
che si punga la coscienza e si pesti un piede
la fabbrica domani è solo l’illusione
la fiaba stonata d’uno stanzone
dove forse siam tutti caduti il sonno
e il cappellaio in fondo mica è bigotto
a fine corsa ha scelto a casaccio
a tutti a dato un biscotto
e il pane sottobraccio