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	<title>ivan, poesia di strada e assalto poetico &#187; Introduzioni</title>
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	<description>ivan, poesia di strada e assalto poetico</description>
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		<title>Camilla Bertoni</title>
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		<pubDate>Mon, 13 Sep 2010 20:16:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ivan</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Introduzioni]]></category>

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		<description><![CDATA[IVAN
Camilla Bertoni, giornalista per Flash Art e Corriere della Sera
Non sapevo di conoscerlo già ivan, ma le sue le parole erano già dentro di me, da tempo. Mi sono passate attraverso un giorno, già sentite, già lette, come fossero di tutti e di nessuno. Una frase mi era arrivata anche solo la sera  prima, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>IVAN</strong><br />
Camilla Bertoni, giornalista per Flash Art e Corriere della Sera</p>
<p>Non sapevo di conoscerlo già ivan, ma le sue le parole erano già dentro di me, da tempo. Mi sono passate attraverso un giorno, già sentite, già lette, come fossero di tutti e di nessuno. Una frase mi era arrivata anche solo la sera  prima, forse palleggiata da un film, forse dalle pagine di un libro, forse ero passata qualche anno fa davanti a un muro che declamava alla città, non so se la mia o un&#8217;altra. La mia città di solito mi sembra un po&#8217; sorda, un po&#8217; chiusa e sazia della sua bellezza, e io sono cittadina della mia città, un po&#8217; restia al nuovo, al diverso, timorosa prima che curiosa. Ma sentire che quelle parole, quelle che ivan dissemina per il mondo, erano già mie, mi ha colpito e mi ha stupito. Allora sognare funziona, allora funziona usare le parole per aprire i cuori e le menti, allora funziona usare, come fa ivan, la strada e cercare la gente, allora funziona quel suo linguaggio strampalato e stupendo, che scardina la logica e la grammatica per aprire la porta al sogno e al meraviglioso, così semplice da capire anche se lontano dal senso comune compiuto, che induce chi legge a guardare oltre quello sciocco limite che difendiamo con le unghie e con i denti, quello che ci disegniamo intorno a un metro di distanza. Che ti fa venire voglia di andare a guardare un passo più in là, e poi un altro, magari. Quel linguaggio in cui confluisce tutto un secolo, con la sua storia, con le sue forme, dalle parolibere futuriste all&#8217;ermetismo, dal flusso di coscienza all&#8217;élan vital, dal surrealismo al concettuale alla poesia visiva, ma che è solo suo, frutto di oggi, per quella qualità tutta peculiare di assonanze, di echi e di rimandi, di lancinanti richiami alla riflessione che vengono dal suo avere vissuto certe cose, dall&#8217;averle guardate in faccia, non solo per sentito dire. Ivan ora torna a Verona, a spargere le sue parole poetiche, leggere e pesantissime, attraverso le sue installazioni, e voglio vederle le persone per cui scriverà le sue parole sulle strade, il bello sarà scrutare gli sguardi di chi legge, e capire a chi spedirà le sue barchette stracariche di poesie. Perché ivan racconta, non espone, e ha bisogno della gente.</p>
<p>È andata come doveva andare. È come se Ivan avesse in sé una certezza in merito, lo sa già, quando si muove, che la gente ci sarà vicino a lui. Tanta o poca non ha importanza, qualcuno di sicuro ci sarà ad accogliere il messaggio, e a sua volta lo trasmetterà a qualcun altro. Il tam tam è servito, bypassando il sistema dell&#8217;arte. L&#8217;invito a chiudere gli occhi e alzare lo sguardo è un ossimoro sì, ma mica poi tanto, perché lo sguardo che Ivan ci chiede di puntare orgogliosamente e coraggiosamente verso l&#8217;alto è quello che viene da una coscienza interiore, da una sapienza che ad occhi chiusi si esprime e si apre al mondo. Per prima nel suo lavoro viene la parola, che trasmette messaggi, un lavoro che invita a leggere o ad ascoltare, e ad ognuno il compito di intendere. E si scopre che la parola ha il potere di restare, anche se magari subito non te lo ricordi, non te lo immagini. Le sue scaglie poetiche rimangono dentro, perché, una volta lanciate tra la gente, è come se vivessero di vita propria, vengono adottate, si trasmettono da un muro ad un film da un libro a un giornale. Poi, ma non sempre, dopo la parola arriva una soluzione formale. Non sempre perché a volte sono semplicemente le parole stampate su un “manifesto poetico d&#8217;assalto” a essere opera, come è successo anche a Verona. La gente si è fermata, mentre Ivan incollava ai muri i suoi manifesti, come fosse un vero attacchino professionale. La gente ha chiesto, guardato, letto, forse sorriso credendola un&#8217;ingenuità, forse portandosi via una parola per la sera.  Verona, che tende a bastarsi della sua bellezza, è stata ad ascoltare, non ha fatto resistenza. È capitato con “Pagina bianca”, davanti all&#8217;ingresso della fiera, dove signore eleganti e signori maturi, accanto a giovani più o meno aspiranti artisti, non si sono fatti pregare per armarsi di pennelli, intingerli nel colore e scrivere messaggi più o meno poetici sull&#8217;immensa pagina bianca distesa a terra dove tutti saltellavano allegramente. Pagina che poi, per decisione di Ivan è stata ritagliata e ceduta, con gli introiti a favore di un progetto benefico. Perché le parole, in questo caso, assumessero anche un peso concreto. Poi le persone lo hanno guardato in silenzio, mentre varava sul fiume le sue barchette cariche di poesie, con un gesto infantile e poetico insieme. E bisogna dire che Ivan non si vergogna affatto di essere infantile a volte, perché anzi nell&#8217;infanzia e nel suo potenziale creativo genuino ha piena fiducia. Non a caso, quando ha finito di scrivere sulle strade della città, senza interrompere mai da piazza Bra a piazza dei Signori un flusso ininterrotto di parole e di segni grafici tracciati col gessetto sulla strada, il “verso- appunto- più lungo del mondo”, l&#8217;arma del “delitto” è stata messa in mani sicure, quelle di un bambino al quale Ivan ha chiesto di continuare la sua opera. Un “delitto” che si è guadagnato curiosità, qualche brontolio di chi ha visto deturpata la strada (che al contrario dopo solo poche ore &#8211; purtroppo &#8211; aveva già perso le tracce di questa ulteriore forma di assalto poetico), e anche l&#8217;attenzione della polizia urbana che, lontana l&#8217;idea di fermare l&#8217;indomito poeta assaltatore, si è offerta di spostare i motorini che ingombravano il percorso. Cosa non può fare la parola. La parola nel lavoro di Ivan, dicevamo, si guadagna in certi lavori anche una struttura formale più articolata. Dove il messaggio non è più veicolato solo dalle parole, ma anche da immagini, messe accanto o insieme, o come risultato delle parole stesse, il cui potenziale viene in questo modo potenziato. Ad agire in questo senso può essere l&#8217;ingrandimento, la tridimensionalità, l&#8217;invito a passare attraverso, mentre spuntano da terra o stanno sospese per aria, le parole, a girarci intorno. O a confrontare la loro capacità evocativa con quella di un&#8217;immagine fotografica alla quale si sovrappongono. Alla fine ci si scopre a pensare che Ivan ha ragione, sorge il sospetto che sognare  funzioni, che funzioni usare le parole per aprire i cuori e le menti, che funzioni usare la strada e cercare la gente. Che funzioni quel suo linguaggio strampalato e stupendo, liricamente evocativo, che scardina la logica e la grammatica per aprire la porta al sogno e al meraviglioso, così semplice da capire anche se lontano dal senso comune compiuto, che induce chi legge a guardare oltre quello sciocco limite che difendiamo con le unghie e con i denti, quello che ci disegniamo intorno a un metro di distanza. Che ti fa venire la voglia di andare a guardare un passo più in là, e poi un altro, magari. Quel linguaggio in cui confluisce tutto un secolo, con la sua storia, con le sue forme, dalle parolibere futuriste all&#8217;ermetismo, dal flusso di coscienza all&#8217;élan vital, dal surrealismo al concettuale alla poesia visiva, ma che è solo suo, frutto di oggi, per quella qualità tutta peculiare di assonanze, di echi e di rimandi, di lancinanti richiami alla riflessione che vengono dal suo avere vissuto certe cose, dall&#8217;averle guardate in faccia, non solo per sentito dire.  Perché Ivan racconta, non espone, lui ha bisogno delle persone, e le persone, che con lui tornano bambine, sembrano avere bisogno di lui.</p>
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		<title>Caparezza</title>
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		<pubDate>Fri, 23 Jul 2010 18:05:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>jaco</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Introduzioni]]></category>

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		<description><![CDATA[BASE PER ALTEZZA DIVISO UNO
Caparezza, italian musician.

La poetica di Ivan è incastonata nella geometria della città, quasi a donarle un’anima.
Muri, muretti, pareti e saracinesche si trasformano in manifesti di poesia urbana,
semplice, diretta e scritta a mano, come centinaia di anni fa, quando il futuro era “quello di una volta”, intesa come soffitto di una cappella.
Consegnare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>BASE PER ALTEZZA DIVISO UNO</strong><br />
Caparezza, italian musician.<br />
<img src="http://www.poesiaviva.it/ivan/wp-content/themes/default/images/spacer.gif" width="5" height="10" /><br />
La poetica di Ivan è incastonata nella geometria della città, quasi a donarle un’anima.<br />
Muri, muretti, pareti e saracinesche si trasformano in manifesti di poesia urbana,<br />
semplice, diretta e scritta a mano, come centinaia di anni fa, quando il futuro era “quello di una volta”, intesa come soffitto di una cappella.<br />
Consegnare volte anonime alla fantasia di artisti pazienti era la norma,<br />
perché il tempo era talmente generoso che potevi prenderti tutto il tempo.<br />
Adesso no.<br />
Dal lento rito della penna intinta nella china e pazientemente trascinata sulla cartapecora siamo passati al frenetico ticchettio dei tasti di un PC portatile.<br />
Dalle ore dedicate alla contemplazione di un affresco siamo passati a circa 3 secondi di fruizione dal finestrino di un auto in corsa.<br />
Il poeta contemporaneo lo sa e si ingegna per cibarci d’arte,  come uno chef nel fast food.<br />
E’ qui che si colloca Ivan, con poesie spesso racchiuse in una frase, per illuminare la metropoli d’immenso.<br />
Ivan non è fuori luogo perché è ‘nel luogo’.<br />
Ivan è non ha i suoi tempi, ha ‘il suo tempo’.<br />
Adesso che la geometria della città ha una base poetica ed un artista all’altezza,<br />
il futuro è quello di una svolta.</p>
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		<title>Cecilia &amp; Gino Strada</title>
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		<pubDate>Fri, 23 Jul 2010 18:04:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>jaco</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Introduzioni]]></category>

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		<description><![CDATA[IL SACCHETTO DI TERRA
Cecilia e Gino Strada, emergency founder.
“Sono appena tornato dal Messico, ho un regalo bellissimo per voi, passo a portarvelo”. Così Ivan, qualche anno fa, si è presentato da noi con un sacchetto..di terra. “Terra vera, terra di rivoluzione. Per voi”. Questo è Ivan: uno che attraversa gli oceani con valigie piene di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>IL SACCHETTO DI TERRA</strong><br />
Cecilia e Gino Strada, <a href="http://www.emergency.it/" target="_blank">emergency</a> founder.</p>
<p>“Sono appena tornato dal Messico, ho un regalo bellissimo per voi, passo a portarvelo”. Così Ivan, qualche anno fa, si è presentato da noi con un sacchetto..di terra. “Terra vera, terra di rivoluzione. Per voi”. Questo è Ivan: uno che attraversa gli oceani con valigie piene di terra, per riportare a casa i passi che quella terra hanno calpestato. Poi lui va  a riempire di parole e colori i muri di Haiti, mentre noi costruiamo un Centro Pediatrico in Darfur. Poi lui va a seminare poesia ad Amsterdam, passando per il Libano e Venezia, mentre noi apriamo una nuova corsia dell’ospedale in Cambogia. Mentre fa navigare le sue parole nel Tevere,  noi apriamo un altro Posto di primo soccorso in Afghanistan, e mentre noi inauguriamo il nuovo Centro Pediatrico a Banguì, lui inaugura la mostra al Pac. Difficile incontrarsi. Difficile, ma prima o poi succede: tra una macchia di vernice e il progetto di un ospedale, tra una ‘scaglia di poesia’ e un racconto afgano. Davanti a un bicchiere di vino. E a un sacchetto di terra.</p>
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		<title>Armando Cossutta</title>
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		<pubDate>Fri, 23 Jul 2010 18:04:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>jaco</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Introduzioni]]></category>

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		<description><![CDATA[IVAN E IL FUTURO
Armando Cossutta, italian politician.

Sono rimasto molto colpito dalla produzione artistica di Ivan, che conosco non da molto tempo ma a cui mi sento legato dalla naturalezza di una consuetudine quasi familiare. Un giovane dal carattere aperto, curioso, vivace, comunicativo, positivo. Riesce a dare un valore speciale ad ogni frammento della sua vita [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>IVAN E IL FUTURO</strong><br />
Armando Cossutta, italian politician.<br />
<img src="http://www.poesiaviva.it/ivan/wp-content/themes/default/images/spacer.gif" width="5" height="10" /><br />
Sono rimasto molto colpito dalla produzione artistica di Ivan, che conosco non da molto tempo ma a cui mi sento legato dalla naturalezza di una consuetudine quasi familiare. Un giovane dal carattere aperto, curioso, vivace, comunicativo, positivo. Riesce a dare un valore speciale ad ogni frammento della sua vita quotidiana e a ogni persona che incontra, ascolta, osserva. Avevo riconosciuto la sua natura in alcune poesie che avevo letto e avevo apprezzato, il suo dinamismo in alcune mostre, a Roma, e nelle scritte sui muri di Bonassola, il paesino della Liguria dove da sempre vado in vacanza e che l’anno scorso l’ha ospitato, su richiesta del sindaco. Ma forse non avevo ancora fino in fondo compreso lo spessore del movimento artistico cui Ivan appartiene, che invece questa mostra con grande trasparenza evidenzia. Non sono le qualità artistiche che considero, perché non possiedo alcuna competenza in materia né presumo di poterne avere. Personalmente tutte queste opere mi piacciono, mi procurano emozioni e riflessioni, ma non mi sentirei in alcun modo disponibile ad azzardare giudizi, né tanto meno a formulare paragoni o definizioni. Quello che mi ha colpito e che vorrei sottolineare è la forza dell’impegno sociale che viene comunicato e auspicato. La “poesia di strada” ricostruisce un luogo pubblico, collettivo in cui gli individui sanno ritrovare la reciprocità delle loro vite, per cercarne un senso, un significato. Le persone vengono avvicinate, direttamente interpellate. I titoli di alcune opere sono come delle parole d’ordine, si sarebbe detto una volta. Titoli di campagne politiche, sociali, civili. Bellissimi titoli per il sogno di una grande utopia che noi, generazioni del Novecento, abbiamo vissuto fino in fondo, con fatica ma anche con vera esaltazione. L’utopia della libertà di tutti – donne e uomini di ogni parte del mondo – e del riscatto sociale dei più deboli; della trasformazione dei rapporti sociali tra le classi, ma anche delle relazioni umane tra le persone; della fine di ogni guerra e di una pace fondata sulla giustizia. E abbiamo lavorato, con la fatica di un impegno serio e rigoroso ma anche con la leggerezza della creatività e della fantasia. Ricordo i tempi della Resistenza, quando le letture liceali ci aprivano orizzonti inimmaginati e ci accompagnavano in percorsi frastagliati di ribellione e di consapevolezza. Il mio più grande amico in quegli anni era Gianni Toti, che rivendicava in egual modo l’assolutezza dell’impegno politico e la necessità dell’espressione artistica. “Chiudete gli occhi e alzate lo sguardo” – dice oggi Ivan – e noi così facevamo, guardando al futuro colmo di ideali da realizzare. Questo mi ha colpito di questa mostra: anche se “il futuro non è più quello di una volta”, si rintraccia una tensione sociale, ideale, di denuncia, che è già proposta. “L’ordine è un disordine con scarsa fantasia” è un titolo che interpella le intelligenze e le passioni per riscoprire anticorpi contro ogni forma di autoritarismo e per trovare risposte alle sfide inedite della modernità, dall’immigrazione alle scoperte tecnologiche e scientifiche, dalla crisi ambientale alla precarietà del lavoro. “Si scrive potere, si pronuncia sfruttamento”: forse deriva proprio da qui la richiesta di questa mia breve introduzione. Quasi il lascito del testimone di una memoria che nessun revisionismo culturale può rimuovere.</p>
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		<title>Daniela Benelli</title>
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		<pubDate>Sat, 25 Jul 2009 11:22:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ivan</dc:creator>
				<category><![CDATA[Artist]]></category>
		<category><![CDATA[Introduzioni]]></category>

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		<description><![CDATA[IVAN, LA POESIA DI STRADA COME REAGENTE SOCIALE
Daniela Benelli, Assessore alla cultura, culture e integrazione della Provincia di Milano

La mostra Ivan PoesiaViva si inserisce in un percorso al quale abbiamo tenuto fede nel corso di questi anni: concentrarci sulla produzione contemporanea e su artisti che entrano in relazione con il contesto sociale in cui operano. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>IVAN, LA POESIA DI STRADA COME REAGENTE SOCIALE</strong><br />
Daniela Benelli, Assessore alla cultura, culture e integrazione della Provincia di Milano<br />
<img src="http://www.poesiaviva.it/ivan/wp-content/themes/default/images/spacer.gif" width="5" height="10" /><br />
La mostra Ivan PoesiaViva si inserisce in un percorso al quale abbiamo tenuto fede nel corso di questi anni: concentrarci sulla produzione contemporanea e su artisti che entrano in relazione con il contesto sociale in cui operano. La scelta di questa mostra indica però anche un’ attenzione particolare ai giovani talenti che vanno formandosi e consolidando la propria linea espressiva. La personale di ivan  è per noi l’occasione di ribadire un impegno importante della Provincia, ossia aprire le porte degli spazi istituzionali a forme artistiche meno consolidate e non ancora celebrate dai grandi media. Si tratta di concedere opportunità a nomi nuovi, linee di ricerca lontane dalla spettacolarità dell’evento e dei soliti noti. ivan propone una commistione originale tra arte e poesia. E’ artista e poeta, e all’interno di questo binomio già complesso la sua è una poesia di strada. Composta per essere affissa e quindi liberamente interpretata, goduta o criticata. Il suo approccio ci piace e ci ha convinto, perché porta la cultura e l’invenzione al centro della attenzione pubblica, uscendo dai musei e degli spazi dedicati. Per questo ivan si definisce anche un “agitatore culturale”, definizione che mette l’accento sul significato della cultura come agente e “reagente” sociale, come interruttore che accende domande e pensieri inediti sul nostro quotidiano. Sono tutti spunti che per noi hanno un valore programmatico, coerenti con i progetti che abbiamo perseguito con convinzione, persino con caparbietà. Convinti come siamo che società e cultura &#8211; oggi ancor più di ieri &#8211; formino un tutt’uno, e che qualunque azione culturale e artistica abbia un valore sociale. Un artista di strada come ivan, grazie alla  sua efficacia e immediatezza comunicativa, può davvero aiutare a “sentire” una strada, a far fluire le emozioni dal dentro al fuori, insomma a entrare in sintonia con la città e i suoi spazi da un punto di vista inusuale. C’è, in tutto questo, una freschezza che ci piace, e che ci ha convinto a proporre una personale del giovane e talentuoso ivan.</p>
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		<title>Jacopo Perfetti</title>
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		<pubDate>Thu, 23 Jul 2009 18:03:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>jaco</dc:creator>
				<category><![CDATA[Artist]]></category>
		<category><![CDATA[Introduzioni]]></category>

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		<description><![CDATA[CHI GETTA SEMI AL VENTO FARA&#8217; FIORIRE IL CIELO (abstract)
Jacopo Perfetti, art curator.

ivan è un poeta con una romantica sensibilità artistica che discioglie in ogni sua produzione, fuori e dentro la strada, con un’energia esplosiva che precipita nella volontà di portare la poesia a tutti, perché tutti hanno il diritto di viverla. ivan parla a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>CHI GETTA SEMI AL VENTO FARA&#8217; FIORIRE IL CIELO (abstract)</strong><br />
Jacopo Perfetti, art curator.<br />
<img src="http://www.poesiaviva.it/ivan/wp-content/themes/default/images/spacer.gif" width="5" height="10" /><br />
ivan è un poeta con una romantica sensibilità artistica che discioglie in ogni sua produzione, fuori e dentro la strada, con un’energia esplosiva che precipita nella volontà di portare la poesia a tutti, perché tutti hanno il diritto di viverla. ivan parla a chiunque incontri sul suo cammino, dialoga con gli sconosciuti, affabula i passanti e irretisce chi lo guarda male con sorrisi e sguardi in bilico tra la romanticheria bohemienne e la sfacciataggine di chi, sempre e comunque, si getta controvento. ivan spiega a tutti il perché del suo sprofondar poesia ovunque e del suo gettar parole tra le vie, nella costante ricerca di una dialettica che lo porti a sperimentare sempre nuove forme di interazione con chi poi sarà il vero attore protagonista della sua poesia, tanto da disarmare e stravolgere i normali canoni di fruizione e definizione di un’arte sempre più racchiusa in schemi dettati da mode isteriche e coefficienti vertiginosi. Proprio per questa sua poliedrica attitudine all’arte e alla poesia, è impossibile rinchiudere ivan all’interno di un’unica categoria che possa rappresentare la sua viva coscienza artistica. C’è chi lo ha definito poeta e gli ha proposto di pubblicare una raccolta di poesie. C’è chi lo ha considerato, e tuttora lo considera, un grafittaro, se non addirittura tra i “grafittari più famosi d’Italia”. C’è chi lo ha considerato un imbrattatore al pari di chi distrugge Milano con tag prive di contenuto. C’è chi lo definisce un pittore, chi uno street artist, chi un writer, chi un dj e chi, dopo averlo visto suonare sul palco con i Revolution Republic, una rock star. In ivan c’è tutto questo e questo gli permette di essere sempre e comunque al di fuori di qualsiasi canone convenzionale. Eppure in questa varietà di definizioni ed espressioni esiste un unico grande filo rosso che accompagna ivan in ogni sua produzione: la sua naturale e genuina sensibilità per l’Altro. ivan è prima di tutto un poeta capace di vedere oltre le barriere del sistema e le ipocrisie del contemporaneo. Un poeta-artista capace di cogliere l’essenza delle cose e delle persone e tradurla in versi e immagini tanto sinceri quanto seduttivi. Ed è proprio l’esistenza di questa sensibilità che io ritengo fondamentale per la sempre più difficile definizione della personalità di un artista. Con la sua prima scaglia “Chi getta semi al vento farà fiorire il cielo”, scritta d’istinto sul parapetto della darsena di Milano nel Dicembre 2002, ivan ha gettato le basi di tutta la sua produzione artistica degli ultimi sei anni. In quel verso è racchiusa la volontà e la potenza che sta alla base dell’arte di ivan. Una volontà fatta di libertà, ironia e consapevolezza di un presente grigio e disarmante, tanto da spingerlo a lasciar la terra a chi crede ancora che i semi gettati al vento siano semi sprecati e non si rende conto che i fiori non si raccolgono più abbassando lo sguardo, ma si fanno fiorire alzando gli occhi.</p>
<p>Questa mostra (“Poesia Viva”, 2009, Spazio Oberdan, Milano) nasce, continuando un percorso che va dalla poesia in strada al P.A.C., passando per Haiti e il Chiapas, le gallerie e l’arte pubblica, con il fine primo di creare un ritratto quanto più completo della poliedrica riflessione artistica della poesia di ivan. All’interno della mostra infatti, come curatore, ho voluto creare un’unica grande installazione composta da dieci scaglie dove lo spettatore potesse interagire e “avere a che fare” con la poesia di ivan attraverso la sua declinazione in opera d’arte strutturata su critiche sociali e culturali.</p>
<p>Una criticità artistica nata dalle lunghe esperienze politiche e sociali che ivan ha affrontato durante gli anni del liceo e quelli dell’università dove, ancora studente, ha preso parte a molte iniziative politiche e di contro cultura. Dai laboratori studenteschi, alle occupazioni della Casa Loca in Viale Sarca a Milano, fino al lungo soggiorno in Messico presso le comunità zapatiste del Chiapas e il progetto di collaborazione internazionale “Scuole di Haiti” a Port au Prince (Haiti). Da qui scaglie con dichiarata valenza politica e sociale come:</p>
<p><em>“Si scrive potere, si pronuncia sfruttamento”</em><br />
<em>“Ognuno merita il regime che sopporta”</em><br />
<em>“Chi pesta i piedi fa tamburo del mondo”</em></p>
<p>che ivan diffonde tra le vie di tutto il mondo. Agendo anche in strada il poeta-artista ha infatti la possibilità di creare un canale diretto di interazione dialettica con l’altro che gli permette di dialogare con il prossimo e renderlo partecipe di un gioco a due dove, tanto il poeta quanto il lettore, sono protagonisti di un’azione artistico-poetica partecipata che trova la sua massima espressione in una delle scaglie più famose di ivan:</p>
<p><em>“il poeta sei tu che leggi”</em></p>
<p>All’interno di questo verso, che molto ricorda il “tutti sono artisti” di Beuys e, ancora prima, il “siamo tutti artisti in potenza” di Croce, è chiara l’importanza dell’altro all’interno del processo creativo dell’artista, tanto da richiamare la nozione stessa di arte contemporanea, resa famosa dalle parole di Duchamp, per cui è il pubblico a completare l’opera dell’artista fruendola. Ed è proprio in questo punto che la produzione di ivan si avvicina di più al concetto di arte contemporanea, riaprendo il secolare dilemma dialettico tra arte e linguaggio, dal momento che la forza della produzione di ivan sta proprio nell’aver sdoganato la poesia e aver invertito il rapporto tra arte e linguaggio.</p>
<p>Un rapporto che va dalle “parolelibere” dei Futuristi e gli automatismi dei Surrealisti fino alla “svolta linguistica” dei primi anni Sessanta quando, grazie al pensiero di artisti come Duchamp prima e Kosuth poi, si ha la resa totale dell’arte al linguaggio (Senaldi 2003, p. 179) che diviene il nuovo orizzonte teorico di riferimento per l’indagine e la conseguente smaterializzazione dell’Arte. L’origine del pensiero artistico di ivan si ritrova proprio all’interno di movimenti come il Concettualismo, il Fluxus, il gruppo inglese Art-Language e quello che, forse più di ogni altro, ha punti di contatto la produzione artistica di ivan: il movimento della Poesia Concreta e in particolare di autori quali Eugen Gomringer, Lawrence Weiner, Emilio Isgrò e, prima di loro, lo scrittore e pittore Edward Estlin Cummings, cui la produzione, soprattutto poetica, di ivan deve molto.</p>
<p>Seguendo il filone dell’arte concettuale prima e della poesia concreta e di tutte le sue declinazioni (poesia visiva, poesia elettronica, poesia sonora&#8230;) poi, la produzione artistico-poetica di ivan si inserisce come superamento del rapporto concettualistico di arte e linguaggio in una palese strumentalizzazione dell’arte volta alla diffusione quanto più allargata della poesia.</p>
<p>La chiave di lettura del rapporto arte e poesia in ivan si palesa infatti all’interno del punto sei del manifesto d’assalto poetico con cui ivan ha gettato le basi del suo agire poesia:</p>
<p><em>“6. esplodi e assalta d&#8217;ovunque”</em></p>
<p>E’ chiara qui la volontà di sprofondare e gettare poesia in qualsiasi contesto fruitivo trasformando tutto in canale di espressione della propria poetica. L’arte diviene così strumento di propagazione al servizio della poesia che, creando il concetto, dà forma alla materia artistica. Ed è proprio in questo punto che il pensiero artistico e poetico di ivan si allontana da correnti come il Fluxus, il Concettualismo, l’Art-Language la Poesia Concreta e, più in generale, da movimenti fondati su un concetto non-oggettuale e ideologico dell’arte, perchè in ivan la “cosa”, la “materia”, di cui artisti concettuali come Kosuth hanno cercato di sbarazzarsi all’insegna di un tentativo sempre più insistente di smaterializzazione dell’arte, diventa elemento concreto e necessario di espressione visiva dell’invisibile elaborato sotto forma di concetto poetico e tradotto sotto forma di opera d’arte, quadro, scaglia su muro o performance. Secondo questa visione il rapporto concettuale di res-nomen viene completamente invertito. Se in artisti come Kosuth, la cosa (materia artistica / res) diviene nome / concetto (per Kosuth “l’arte è la definizione dell’arte”) in ivan, e nel concetto stesso di Poesia Viva, il nome / concetto (contenuto poetico / nomen) diviene cosa (declinazione materica). Di conseguenza anche il concetto stesso dell’arte come esperienza microemotiva diviene atto di esperienza macroemotiva dove lo spettatore è chiamato a lasciarsi emozionare (secondo l’accezione anglosassone di “to enjoy”) dalla poesia. L’arte diviene dunque riflessione non riproduzione, un’emozione tradotta che in ivan è poesia e che trova la sua massima realizzazione nell’interazione con l’altro. POESIA+ARTE+FRUITORE sono quindi i tre elementi chiave che caratterizzano il percorso di produzione artistico-poetica di ivan in tutti i suoi passaggi:</p>
<p>01. La Poesia, intesa come polo concettuale che genera il senso.<br />
02. L’Arte, intesa come strumento di diffusione del concetto poetico.<br />
03. Il Fruitore, inteso come elemento dialettico essenziale per il completamento del processo creativo.</p>
<p><img title="grafico_a" src="http://www.poesiaviva.it/pv/wp-content/uploads/2009/01/grafico_a.gif" alt="grafico_a" width="369" height="284" /></p>
<p>All’interno di questa mostra sono presenti 10 opere d’arte derivanti da dieci scaglie poetiche declinate in installazioni, tele, sculture e video. Da sempre infatti, ivan utilizza l’arte come strumento di espressione della propria poesia muovendosi principalmente all’interno di quattro differenti tipologie di mezzo artistico:</p>
<p>Cat. A: Vernici<br />
Cat. B: Performance<br />
Cat. C: Installazioni<br />
Cat. D: Poesia di Strada</p>
<p>Alla tipologia “<strong>vernici</strong>” appartengono tutte le opere in cui la poesia viene applicata alla tela come fosse una pagina bianca, attraverso la strumentalizzazione dell’immagine come elemento dialettico per il completamento della poesia. A questa categoria appartengono opere come “Una pagina Bianca” (dittico 50&#215;70 cm, 2007, Italia, Collezione Malaspina), “Manifesto d’assalto poetico” (300&#215;200 cm, 2007, Italia, Collezione privata), Make words not war” (94&#215;105cm, 2008, Libano, Collezione privata) oppure “Easy Riders” (70&#215;105cm, 2008, Libano, Collezione privata) dove l’immagine pittorica altro non è che un sostituto della parola, un vestito nuovo di un significato poetico celato sotto la proiezione visuale dell’immagine dei due giovani combattenti talebani in moto verso Kabul.</p>
<p>Con le sue <strong>performance</strong> ivan raggiunge il massimo livello di interazione tra poesia e spettatore. L’elemento corporeo trasforma la poesia in una dimensione fisica e collettiva dove il fruitore diventa elemento partecipante del contesto performativo contribuendo fisicamente alla chiusura dell’ atto poetico. “La performance è la declinazione della voce collettiva della poesia nel suo farsi agire poetico partecipato.” (ivan, 2008). Tra le performance di ivan negli ultimi anni ci sono “A Storm of Poetry”, realizzata a Praga durante il festival di arte contemporaneo B-Tina, “Il verso più lungo del mondo” scritto sul malecon dell’Avana a Cuba prima e a Milano poi, o ancora la performance, fatta insieme a Bros nel Novembre 2007 davanti a Palazzo Marino a Milano, dal titolo “L’abbiamo fatto a noi”. Tutte azioni artistico-poetiche, con una forte connotazione politica e sociale, pensate per far interagire un pubblico quanto più ampio e comunicare direttamente con le persone.</p>
<p>Con ivan il concetto di <strong>installazione</strong> diventa oggetto e materia di trasmissione poetica. “Installazioni come vettori di un contenuto poetico che avvolge lo spettatore e lo chiama a far parte di un’interazione concreta dove l’agir poetico prende forma e si struttura in materia, scultura, gioco o juke box” (ivan, 2008). Tra le installazioni realizzate negli ultimi tre anni: “Nel Segno degli Altri” fatta presso il MART di Rovereto, “L’arte pubblica non si cancella” realizzata all’Auditorium Parco della Musica a Roma, “La poesia non ha prezzo” esposta al Padiglione di Arte Contemporanea di Milano, oltre alle numerose installazioni presenti all’interno della mostra “Poesia Viva”.</p>
<p>Con la <strong>poesia di strada</strong>, nasce il concetto di agire poetico e dal 2003 in avanti ivan non ha mai abbandonato la dimensione pubblica del far poesia tra le vie. Dopo la prima scaglia su muro, scritta sul parapetto della darsena di Milano nel Dicembre 2002, ivan ha continuato un lungo percorso di sperimentazione poetica che lo ha portato a scrivere versi e parole tra le strade di tutto il mondo. Dal Libano ad Haiti, da Amsterdam a Barcellona fino a Parigi, l’Avana, il Messico e molte altre città e comunità nel mondo. Un lungo verso che lo ha portato ad essere considerato, ad oggi, il riferimento principale per il neonato movimento della Poesia di Strada che propone e promuove nuove tecniche e contenuti spezzando il confine elitario della poesia e diffondendosi liberamente in piazza, nelle strade e tra la gente.</p>
<p>Quella di ivan è quindi “una rivoluzione al servizio della poesia” dove tutto viene trasformato in materia poetica destinata ad una fruizione libera e pubblica dove, tanto il poeta quanto il suo lettore, sono parte di una magnifica tensione sull’agir poetico.</p>
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