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	<title>ivan, poesia di strada e assalto poetico &#187; Canzoni</title>
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	<description>ivan, poesia di strada e assalto poetico</description>
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		<title>Michele che danza. Canzone per il nonno</title>
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		<pubDate>Tue, 20 Oct 2009 14:22:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ivan</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Raccolte]]></category>

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		<description><![CDATA[Un corridoio di corrimani
prima d’arrivare ad incontrare
il nonno che riposa con occhi lucidi
come mia madre che consuma
fazzoletti soffiandosi il naso.
Cerca sempre le stesse sigarette il nonno
aspetta me che le scopro per far festa intorno
ampie boccate fino al filtro
filtro ch’è veramente filtro quando scotta le dita,
sigarette sempre nove
ogni volta una di meno e le unghie un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Un corridoio di corrimani<br />
prima d’arrivare ad incontrare<br />
il nonno che riposa con occhi lucidi<br />
come mia madre che consuma<br />
fazzoletti soffiandosi il naso.<br />
Cerca sempre le stesse sigarette il nonno<br />
aspetta me che le scopro per far festa intorno<br />
ampie boccate fino al filtro<br />
filtro ch’è veramente filtro quando scotta le dita,<br />
sigarette sempre nove<br />
ogni volta una di meno e le unghie un po’ più gialle.<br />
Si veste di striscioline panno color limoni di Sicilia<br />
si veste come i monelli neonati dei cartoni<br />
con un bottone slacciato sul sedere che spunta.<br />
E’ sottile sottile il nonno<br />
ci sta in tutti gli angoli di questo recinto<br />
conserto e molto stranito<br />
guarda fuori e si scheggia l’unghie.<br />
Corre senza nessuno al traguardo<br />
corre oltre quel nasone ch’è’l becco d’un tucano coloratissimo<br />
ma quest’altri invece non ci credono perché (io l’ho chiesto)<br />
non han mai visto un tucano e così (io lo spingo)<br />
gl’han messo le ruote.<br />
Dorme il nonno che sembra Merlino<br />
con molti meno riccioli e con due spicchietti di sguardo<br />
dorme in barba ad un santone con un lenzuolo bianco<br />
da gelataio e due ciabatte tonde ai piedi.<br />
Via questo mastro lattaio e’l nonno subito cambia gusto<br />
sorride senza far sganascio (è sempre stato di giusta misura il nonno)<br />
sorride senza rider perché le guance<br />
s’animano solo quando parlano con la dentiera.<br />
Ha un cuore mosso il nonno<br />
faceva il marinaio<br />
era il capitano Blake domatore d’onde,<br />
già lo vedo dal fondo del letto sulla punta della motonave<br />
con la giacca blu e i baveri fregiati<br />
i bottoni d’oro e i guanti bianchi<br />
il cappello a punta là dove il vento soffia prima ch’ovunque<br />
lì in cima al ponte ch’apre i mari e alza l’onde.<br />
Il nonno ch’à un piccolo mondo sott’occhio<br />
io che n’ho uno uguale sulla pancia<br />
un neo pieno ch’in lui è nato e in me cresce.<br />
E’ malato chi respira e non vive<br />
chi ha occhi ma non sguardo<br />
chi pensa ma non crede</p>
<p>il nonno sospira ma non s’avvede<br />
il nonno che mi bagna il pane<br />
il nonno che lo bagna nel vino<br />
il nonno che gioca a scopa con tre carte e m’insegna a tagliare il mazzo<br />
il nonno che mi stringe al mercato e mi compra un fiore che balla<br />
il nonno che mi porta a pescare sul molo<br />
il nonno che rincorre la palla sulla terrazza<br />
il nonno che la raggiunge su e giù dai tetti<br />
il nonno e i treni modello per le feste<br />
il nonno che rimette sui binari i vagoni che faccio cadere<br />
il nonno capitano che fa il ferroviere<br />
il nonno che mi suggerisce le rime ed io neanche me ne accorgo<br />
il nonno ch’è una botte di rovere dove invecchiano i ricordi<br />
il nonno che mi scalda e distilla i pensieri</p>
]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>Tarme all’esame di storia</title>
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		<pubDate>Tue, 20 Oct 2009 14:22:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ivan</dc:creator>
				<category><![CDATA[Canzoni]]></category>
		<category><![CDATA[Raccolte]]></category>

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		<description><![CDATA[S’addentra, s’inoltra
s’intristisce intricandosi tra
tratti tranelli, trini gioielli
di tarme tracagne
che sbucan sbancando
tuonando timore
mia madre s’arringa
con una siringa
li scaccia schiacciandoli
E spruzza spazzando
spigliati vermetti
spaghetti e segatura
son spigoli e specchi
Chissà che salsicce
succose e sapienti
spezie soffici e sazie
di vermi serpenti
Foro farina
rotondo raggiante
liscio e splendente
s’intende e si stende
stonata farfalla
te fiore sognata
senza dispetto
sei tarma cacciata
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>S’addentra, s’inoltra<br />
s’intristisce intricandosi tra<br />
tratti tranelli, trini gioielli<br />
di tarme tracagne</p>
<p>che sbucan sbancando<br />
tuonando timore<br />
mia madre s’arringa<br />
con una siringa<br />
li scaccia schiacciandoli</p>
<p>E spruzza spazzando<br />
spigliati vermetti<br />
spaghetti e segatura<br />
son spigoli e specchi</p>
<p>Chissà che salsicce<br />
succose e sapienti<br />
spezie soffici e sazie<br />
di vermi serpenti</p>
<p>Foro farina<br />
rotondo raggiante<br />
liscio e splendente<br />
s’intende e si stende</p>
<p>stonata farfalla<br />
te fiore sognata<br />
senza dispetto<br />
sei tarma cacciata</p>
]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>Ho tre pesci rossi</title>
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		<pubDate>Tue, 20 Oct 2009 14:21:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ivan</dc:creator>
				<category><![CDATA[Canzoni]]></category>
		<category><![CDATA[Raccolte]]></category>

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		<description><![CDATA[Ho tre pesci rossi
uno si chiama Achille
pelide con tre pinne
ch’aguzza e sguizza in acqua
Avevo tre pesci rossi
m’Achille l’ho regalato
a chi per sorte è fortunato
ch’in quel giorno è nato
insieme ad Achille tutto rosso
Ho tre pesci rossi
due senza il sacrificio
del pesce pelide pinnato
tre con un terzo d’incanto gettato
tuffato
nuotato
sul fondo blu
Avrei quattro pesci
ma Achille è in vacanza
tre nella [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ho tre pesci rossi<br />
uno si chiama Achille<br />
pelide con tre pinne<br />
ch’aguzza e sguizza in acqua<br />
Avevo tre pesci rossi<br />
m’Achille l’ho regalato<br />
a chi per sorte è fortunato<br />
ch’in quel giorno è nato<br />
insieme ad Achille tutto rosso<br />
Ho tre pesci rossi<br />
due senza il sacrificio<br />
del pesce pelide pinnato<br />
tre con un terzo d’incanto gettato<br />
tuffato<br />
nuotato<br />
sul fondo blu<br />
Avrei quattro pesci<br />
ma Achille è in vacanza<br />
tre nella mia stanza<br />
han squame metallo<br />
che tintinnan sbattendo<br />
sull’acquario cristallo<br />
dell’immaginario<br />
che per loro è il mare</p>
<p>ingoian dolce ma sputano amaro.</p>
<p>Avevo quattro pesci<br />
con uno là e tre nel mio recinto<br />
un altro in alto s’è spinto<br />
così ora ho tre pesci<br />
con Achille sempre altrove<br />
Ho tre pesci rossi<br />
uno nuota strisciando un sasso<br />
mentre i due gettan’occhiate<br />
spintonano gl’angoli conchi<br />
s’affrettan ad essere stanchi<br />
Ho tre pesci rossi<br />
Achille non lo vedo da molto<br />
bensì ai due ho dato patria<br />
un nome come una speranza<br />
perché già ora han l’acqua fino al collo<br />
Ho tre pesci rossi<br />
uno è più che altro un breve ricordo<br />
due invece sono Pompilio e Ulcera<br />
c’hanno il fare aristocratico<br />
e l’occhio albino che sguscia fuori</p>
<p>son lapilli d’un fuoco ch’arde in un barattolo di biscotti annacquato.</p>
<p>Avevo quattro pesci<br />
immaginazione<br />
incanto<br />
e una poesia per<br />
l’onde<br />
la fonte<br />
la burrasca<br />
i gabbiani di mare<br />
Con tre pesci rossi<br />
quattro pinne tra tutti<br />
sei occhi son molti<br />
sette l’infinito<br />
nove i giorni di cammino<br />
due le gambe meco<br />
uno e uno solo il<br />
mare in una stanza</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Giovani oggi</title>
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		<pubDate>Tue, 20 Oct 2009 14:20:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ivan</dc:creator>
				<category><![CDATA[Canzoni]]></category>
		<category><![CDATA[Raccolte]]></category>

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		<description><![CDATA[i giovani d’oggi
è già un cattivo modo per parlar di
noi, noi
è già un gregge che cammina
insieme, insieme
è come di che siam tutt’
uno, uno
è capire che siamo
soli, soli
splendiamo perché siamo i raggi di
domani, domani
è il miglior giorno che mi capita di
vedere, vedere
non è mai come osservare e molto ci
sfugge, sfugge
chi è abbastanza furbo da non farsi
convincere, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>i giovani d’oggi<br />
è già un cattivo modo per parlar di<br />
noi, noi<br />
è già un gregge che cammina<br />
insieme, insieme<br />
è come di che siam tutt’<br />
uno, uno<br />
è capire che siamo<br />
soli, soli<br />
splendiamo perché siamo i raggi di<br />
domani, domani<br />
è il miglior giorno che mi capita di<br />
vedere, vedere<br />
non è mai come osservare e molto ci<br />
sfugge, sfugge<br />
chi è abbastanza furbo da non farsi<br />
convincere, convincere<br />
è la specialità di chi sta crescendo fin troppo<br />
bene, bene<br />
per ch’impara ad<br />
amare, amare<br />
è ciò che troppi non hanno ancora imparato a<br />
fare, fare<br />
senza pensieri e disfare questo<br />
timore, timore<br />
è ciò che sputiamo in terra prima che la paura prenda<br />
sapore, sapore<br />
poco rimane per chi vuole essere<br />
piccante, piccante<br />
è la scintilla d’aver vent’anni.</p>
<p>C’è poi chi ha tutte le tacche segnate, che si specchia i baffi a ragione, io invece corro agghindato con i gomiti e le ginocchia sbucciate.</p>
<p>i giovani d’oggi<br />
è solo l’idea che vi<br />
fate, fate<br />
son le ragazze spigliate dal<br />
vento, vento<br />
poiché tutto sfiora ma nulla<br />
prende, prende<br />
il volo ogni nostro sorriso<br />
distratto, distratto<br />
chi per nulla si<br />
meraviglia, meraviglia<br />
è piantare un seme per vederlo<br />
sbocciare, sbocciare<br />
è esser appena germogli di petali<br />
intatti, intatti<br />
in fondo allo spirito m’accompagnano gl’<br />
amici, amici<br />
che sono come le farfalle di<br />
maggio, maggio<br />
quando sono arrivato<br />
strillando, strillando<br />
passo tutto la giornata perché di notte<br />
urlo, urlo<br />
la lotta per voce di tante canzoni.</p>
<p>Mi trattengo appeso coi polsi legati ai sassi di fiume, oppongo e fatico il passo ma poco la corrente mi segna d’onde. Rido e maledico i compagni d’acqua dolce che risalgono dai monti verso il mare, lor in un attimo si trovano arrivati, sospinti da una corrente che gl’abbandona ai gorghi.</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Se vincessi un miliardo a biliardo</title>
		<link>http://www.poesiaviva.it/ivan/archives/raccolte/se-vincessi-un-miliardo-a-biliardo-2/</link>
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		<pubDate>Tue, 20 Oct 2009 14:19:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ivan</dc:creator>
				<category><![CDATA[Canzoni]]></category>
		<category><![CDATA[Raccolte]]></category>

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		<description><![CDATA[Se vincessi un miliardo a biliardo
non farei niente se non il far nulla
Se vincessi un miliardo a biliardo
mi comprerei il Duomo con tutte le guglie
Se vincessi un miliardo a biliardo
lo affitterei al costo d’un monolocale
Se vincessi un miliardo a biliardo
lo brucerei per tenermi caldo
Se vincessi un miliardo a biliardo
lo peserei come una vacca grassa
Se vincessi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Se vincessi un miliardo a biliardo<br />
non farei niente se non il far nulla<br />
Se vincessi un miliardo a biliardo<br />
mi comprerei il Duomo con tutte le guglie<br />
Se vincessi un miliardo a biliardo<br />
lo affitterei al costo d’un monolocale<br />
Se vincessi un miliardo a biliardo<br />
lo brucerei per tenermi caldo<br />
Se vincessi un miliardo a biliardo<br />
lo peserei come una vacca grassa<br />
Se vincessi un miliardo a biliardo<br />
regalerei una casa al mare a mia madre<br />
Se vincessi un miliardo a biliardo<br />
regalerei il mare alla casa di mia madre<br />
Se vincessi un miliardo a biliardo<br />
andrei sulla luna per aprirci una pasticceria<br />
Se vincessi un miliardo a biliardo<br />
acquisterei un pulmino giallo<br />
raccoglierei venti puttane e<br />
le accompagnerei a casa loro<br />
Se vincessi un miliardo a biliardo<br />
me lo farei cambiare in monete da 50<br />
per pesarlo poi nuovamente<br />
Se vincessi un miliardo a biliardo<br />
aprirei una trattoria in cucina<br />
Se vincessi un miliardo a biliardo<br />
ruberei una biro in posta<br />
scriverei in bella calligrafia su ogni banconota<br />
“ho vinto un miliardo” e già che<br />
sono lì ne spedirei una a tutti quanti<br />
se vincessi un miliardo a biliardo<br />
mi darei un bacio dentro e<br />
stringendomi la mano riderei perché<br />
neanche so tenere la stecca a biliardo.</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Una perla d’avorio nei Casinò</title>
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		<pubDate>Tue, 20 Oct 2009 14:18:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ivan</dc:creator>
				<category><![CDATA[Canzoni]]></category>
		<category><![CDATA[Raccolte]]></category>

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		<description><![CDATA[gira
salta
balza
scalcia.
pallida
languida
spietata
severa.
decide
deride
morire
gioire.
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>gira<br />
salta<br />
balza<br />
scalcia.<br />
pallida<br />
languida<br />
spietata<br />
severa.<br />
decide<br />
deride<br />
morire<br />
gioire.</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Inno alla sregolatezza del vivere sbagliato</title>
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		<pubDate>Tue, 20 Oct 2009 14:18:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ivan</dc:creator>
				<category><![CDATA[Canzoni]]></category>
		<category><![CDATA[Raccolte]]></category>

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		<description><![CDATA[Misure eccezionali d’esser
tra il frastuono di questo momento
silenzio
passi di penna pigiati
prima avevo un confino ora sparso
in volo
pugno di note poesia nel riflesso muto
del buio invincibile sguardo
ch’è il freddo del nero più scuro
la notte
e a presto il sole.
Mio zio Pancrazio
è l’arancia più buona di Sicilia
conosce la continuità
dell’immensa rossa locomotiva
letteratura francese
è per lui il primo respiro del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Misure eccezionali d’esser<br />
tra il frastuono di questo momento<br />
silenzio<br />
passi di penna pigiati<br />
prima avevo un confino ora sparso<br />
in volo<br />
pugno di note poesia nel riflesso muto<br />
del buio invincibile sguardo<br />
ch’è il freddo del nero più scuro<br />
la notte<br />
e a presto il sole.<br />
Mio zio Pancrazio<br />
è l’arancia più buona di Sicilia<br />
conosce la continuità<br />
dell’immensa rossa locomotiva<br />
letteratura francese<br />
è per lui il primo respiro del giorno<br />
dolce maturo come i suoi mandarini<br />
spicchio d’una boccata di sollievo<br />
nel chiasso chiuso di questo mondo.<br />
Senape vermiglio lucido<br />
la nube nera esplode in cielo<br />
nelle stelle ch’o inchiodato al muro<br />
s’impalato senza rime germoglio aspro<br />
si sappia a voce alta<br />
che questa è vendetta<br />
inno alla sregolatezza del viver sbagliato</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Una Madre e un figlio</title>
		<link>http://www.poesiaviva.it/ivan/archives/raccolte/una-madre-e-un-figlio/</link>
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		<pubDate>Tue, 20 Oct 2009 14:17:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ivan</dc:creator>
				<category><![CDATA[Canzoni]]></category>
		<category><![CDATA[Raccolte]]></category>

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		<description><![CDATA[C’è una madre bionda
con suo figlio moro
per mano
ad una fermata dove tutti
scorrono e nessuno gl’aspetta
un figlio con occhi tondi
una madre che quasi piange
C’è una madre stanca
di tener suo figlio bruno
per mano
da una vita ad una fermata
dove tutto è già perso
e si confonde nelle dita tozze
d’un figlio che stringe lo sguardo
d’una madre sfuggente
C’è una madre lucida
con [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>C’è una madre bionda<br />
con suo figlio moro<br />
per mano<br />
ad una fermata dove tutti<br />
scorrono e nessuno gl’aspetta<br />
un figlio con occhi tondi<br />
una madre che quasi piange</p>
<p>C’è una madre stanca<br />
di tener suo figlio bruno<br />
per mano<br />
da una vita ad una fermata<br />
dove tutto è già perso<br />
e si confonde nelle dita tozze<br />
d’un figlio che stringe lo sguardo<br />
d’una madre sfuggente</p>
<p>C’è una madre lucida<br />
con un muto orgoglio<br />
al fianco<br />
si getta al freddo e al gelo<br />
dei gesti goffi d’un figlio<br />
che non sarà mai uomo<br />
che si muove d’una danza<br />
quasi  bambina</p>
<p>C’è una madre sofferta<br />
come un soffio di gelo<br />
d’un figlio sparso<br />
d’ovunque<br />
come la neve che cade<br />
spolverandogli la polvere<br />
di questa città fitta<br />
di denso color orzata<br />
d’un figlio cullato solo<br />
per sempre.</p>
]]></content:encoded>
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